Un’altra nottata di merda

Erica ha mangiato la foglia del mio disagio, visto che ieri dopo che le avevo detto che ci saremmo visti a pranzo l’ho rimandata a cena e sono stato a pranzo da Francesco Coniglio.

Perché l’ho fatto? Semplicemente perché se l’avessi vista a pranzo sarei stato poi costretto non solo a starci insieme tutto il giorno, ma anche la sera e la notte e così via. E alle sei avevo una conferenze call con Virginia eGiangiacomo Pepe. E va be’.

Resta il fatto che sono un cretino perché ho finito con il fare una cosa che non volevo fare e che non fa altro che esacerbare una situazione già patetica di per suo. Non avevo voglia di vederla, e l’ho vista. Ci sono andato a cena e — ovviamente — ho dovuto pagare io. Poi lei, non paga, ha deciso di prendere da sola una bottiglia di vino per poi portarsela appresso tutta la sera come un’alcolizzata. Cosa che ha contibuito a far crescere il mio nervosismo che a sua volta ha presumibilmente a che fare con il bruciore di stomaco.
Quindi l’ho vista controvoglia e quando — dopo cena — già fantasticavo di mollarla al suo autobus ho capito dentro di me che non sarebbe stato possibile senza un «chiarimento» che a sua volta avrebbe richiesto ore ed ore. Per questo pavidamente me la sono portata a casa.

Questo ha comportato un livoroso rancore che mi è cresciuto durante tutta la strada del rientro di cui lei si è accorta e che ha iniziato a combattere nel peggiore dei modi possibili, cioè rinfacciandomelo e contribuito ad accrescerlo ancora di più. Il sesso è stato violento e duro. Soddisfacente sul piano ginnico (l’ho ammanettata più per mia sicurezza che per feticismo) anche se non del tutto nella sua conclusione. In altri termini se pure sono andato avanti a lungo a scoparle la bocca e la gola con grande profluvio di salive e umori, alla fine lei ha squirtato ma io ho sborrato con difficoltà e senza grande piacere. È stato il dopo, comunque, ad essere terribile.

Erica, sempre subodorando il mio distacco, ha insistito a farsi dare delle «conferme» che io non potevo né volevo darle. Ad esempio insistendo nel voler scopare una seconda volta subito dopo la prima (mai fatto), e di fronte al mio rifiuto ha pensato bene di scoppiare a piangere e di continuare così tra lacrime e velenosi insulti per un’oretta buona. In poche parole altra nottata in bianco, terminata per mia volontà alle otto e mezza del mattino quando ho deciso che poteva anche bastare lo stillicidio e mi sono alzato. Erica, sempre in modalità “cerco conferme” ha prima improvvisato un impegno a pranzo con un suo amico chiedendomi se per me stava bene che lei se ne andava, e di fronte al mio assenso (che liberazione!) ha vacillato iniziando un tira-e-molla psicologico che è andato avanti finché non sono riuscito a scaricarla sull’autobus che la portava via. (Ovviamente lei avrebbe voluto essere accompagnata a casa, e poi chissà cos’altro). Visto che nella stressante mattinata mi ha detto una cosa sconvolgente, cioè che sono cinque mesi che ci vediamo (cinque mesi, gesù cristo!) mi pare giusto cogliere questo dato oggettivo per farmi forza e affrontare un distacco che non sarà semplice ma che deve necessariamente essere definitivo. Le sue pose da criminale-disadattata-fuori di testa mi hanno rotto le palle, oltre al fatto che quando ci sto insieme non è che un parlare di lei in continuazione… estenuante… e infine la sua pelle mi repelle, non riesco proprio ad abituarmici…

(13 aprile 2014)