Lunedì di merda

Tralasciamo la domenica sera con Erica, tralasciamo la nottata in bianco, tralasciamo il fastidio di rischiare che i miei coinquilini la incrociassero. Tralasciamo tutto, anche la scopata stanca di mezzanotte.

Stamattina Francesca. Nel mio quartiere, accompagnata felice dai miei nemici ideali. E allora porco dio. Porco dio le ho scritto. Porco dio con un messaggio. Nervoso, ansioso. E poi, beffa finale, inculata finale, fastidio finale. Mi ha visto ed è passata a salutare. E io infastidito al massimo come a dire Lo vedi il male che mi stai facendo brutta stronza?!

(E apro una parentesi perché in questi casi sento sempre di essere intimamente nel torto, perché non mi dovrei comportare così e blah blah blah. Oppure al contrario dovrei affondare, fare il matto, aspettarla sotto casa, ululare alla luna del mio amore smontato. E invece il limbo dello struggimento inutile, esattamente come mi capitava da bambino e da adolescente. Senza neanche dichiararmi soffrivo in silenzio. Ma in questo caso la parentesi ci sta tutta. Perché in questo caso mi sono dichiarato, ho a fatica ammesso di esserne ancora innamorato. Gliel’ho detto. Le ho detto che vederla in compagnia mi ferisce giacché il cuore batte. A questo punto mi sarei aspettato una silente accettazione dello status quo. Invece questa stronza di merda mi cerca. Mi chiama. Mi scrive. Mi chiede di andare con lei a vedere una mostra. E perchè? Che tortura è questa di alimentare le mie speranze? Per amicizia? Stronzate, cattive stronzate).

Adesso siedo qui, a contemplare per l’ennesima volta la casa bruciata. Le fondamenta esposte. E io lo so che questa stronza di Francesca è così e che non ci si può far nulla. Che se proietto su di lei aspettative romantiche continuerò a bruciarmi. Che il mio bene mi imporrebbe di troncare ogni rapporto. Oppure semplicemente di seppellirla sotto una pietra bella grande, e fare lo scemo in giro cercando altri cuori a cui aprirmi. Eppure. Come nelle più antiche tradizioni, questo è impossibile. Almeno fino ad ora. E ogni persona dalla quale cerco il salvifico conforto si rivela inutile e vuota. Erica è fastidiosamente squilibrata e non sufficientemente bella. Michela, una trave nel culo. Sheida, una rompicazzo inenarrabile. Maristella, un’afflitta dal lavoro e da un disney tramontato.

E allora Francesca, vai a fare questa cazzo di ultima Polaroid con i tuoi amici spacciatori, vai a fare in culo lontano da me. Anche se sembra impossibile, vaffanculo.

(7 aprile 2014)